27.03.2007
La mela di Alan
Dal sito Dramma.it
Non è per nulla facile trattare soggetti biografici di grandi personaggi
in una composizione drammaturgica. Se poi si tratta di personaggi che appartengono
ad un mondo un po' difficile da avvicinare per la stragrande maggioranza degli
individui la faccenda si complica ulteriormente. Vero è che Alan Turing,
con le sue idee e le sue scoperte, ha messo le basi e anche qualcosa di più per
ciò che oggi ha un ruolo importante, spesso preponderante, nella vita
di tuitti noi: il personal computer. La sua vicenda scientifica è legata
alla "macchina", sorta di antenato dei moderni computer, che porta
il suo stesso nome, alle pioneristiche teorie sull'intelligenza artificiale,
alla interpretazione del codice segreto "Enigma" utilizzato dai nazisti
nella seconda guerra mondiale, al famoso Test, ancora oggi utilizzato, che porta
anch'esso il suo nome. La sua vicenda umana è caratterizzata da un profondo
sentimento di libertà, che lo portò a esplicitare le sue teorie
anche quando andavano controcorrente e sfidavano dogmi religiosi e profani. La
sua stessa identità di omosessuale, in una società che ancora riteneva
reato i rapporti tra persone dello stesso sesso, caratterizzò la vicenda
di uno spirito profondamente libero e svincolato da qualsiasi preconcetto o pregiudizio.
Valeria Patera ci racconta tutto questo in modo da evitare il più possibile
le deviazioni didascaliche, in parte inevitabili quando ci si addentra in questioni
squisitamente tecniche, fornendoci un quadro al tempo stesso documentato e ricco
di respiri poetici. "La mela di Alan", uno dei frutti del suo lavoro
di ricerca relativo ai rapporti tra teatro e scienza, è stato prima di
tutto uno spettacolo multimediale, che ha debuttato quasi due anni fa, e che
attraverso un lavoro di riscrittura è approdato alla stesura presentata
in questo volume. Corredano la pubblicazione del testo gli interventi della stessa
autrice: "Lo sguardo dell'autore" e "Il teatro continuo di una
vita discreta", quello di Oliviero Ponte di Pino: "Sulla natura teatrale
del test di Turing", oltre alle due prefazioni di John Casti e di Giulio
Giorello.